Una storia vecchia come la pioggia di Saneh Sangsuk è un libro che si muove in una zona ambigua e profondamente affascinante, dove il realismo più crudo si mescola a una dimensione quasi mitica, come se la narrazione affiorasse da un tempo circolare, ancestrale, destinato a ripetersi. È un romanzo che non si limita a raccontare una storia, ma apre una soglia: invita il lettore a entrare nella foresta non come visitatore, ma come essere vulnerabile, disarmato, costretto a fare i conti con ciò che l’uomo ha dimenticato – e devastato.
Nel saggio L’atlante di Ramusio – Vita di un geografo veneziano di Andrea di Robilant, la figura di Giovanni Battista Ramusio si colloca nel cuore pulsante del Cinquecento veneziano, in un tempo in cui la geografia non è ancora una scienza, ma una trama viva di viaggi, racconti, potere e visioni. Di Robilant ci invita a riflettere su un principio ancora attuale: conoscere significa scegliere. Ogni mappa, ogni raccolta di viaggi è insieme un atto di conoscenza e di potere. Disegnare il mondo, ci ricorda l’autore, significa anche scriverne la narrazione – e decidere, consapevolmente o no, chi ne farà parte.
K-PAX, rientra in quella categoria di storie che non si limitano a intrattenere, ma si avvicinano lentamente, come qualcuno che ti fissa in silenzio per capire da che parte stai. Ogni pagina costringe a sbilanciarsi: ciò che parla è una mente in frantumi o un viaggiatore stellare? È follia o rivelazione? Fantascienza filosofica o dramma clinico?
Isabella Nagg e il vaso di basilico di Oliver Darkshire è un romanzo che reinventa il fantasy tradizionale, trasportando il lettore in un mondo in cui umorismo nero, magia eccentrica e sottile critica sociale si intrecciano con grande maestria.
Il padre della menzogna è una lettura intensa: la menzogna qui non è solo parola, ma scelta consapevole, tradimento, complessità morale. L’orrore non entra con il boato, ma con la calma. Evenson costruisce tensione senza effetti speciali, affidandosi a una lingua chirurgica che registra ogni dettaglio con freddezza clinica. Il romanzo è un ibrido tra thriller psicologico, noir religioso e horror mistico: il male non è accidente esterno, ma un mormorio costante che attraversa corpi e istituzioni.
Italo Calvino le chiama Città invisibili: luoghi che non esistono davvero, ma nascono dalla poesia e dall’immaginazione, da quella che lui definisce un’ “evidenza visionaria”. Sono città inventate eppure familiari, spazi ideali in cui ciascuno può riconoscere la propria città interiore – quella da vivere, desiderare e amare.
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