Redattrice editoriale
La mia attenzione al dettaglio e la capacità di fornire commenti chiari e rispettosi derivano dall’amore per i libri, che alimenta il mio lavoro.
– Antonella De Cicco
I miei Servizi
ANTONELLA DE CICCO
La lettura critica e professionale di un testo è un’attività di analisi approfondita con l’obiettivo di valutare la qualità complessiva dell’opera e fornire un riscontro tecnico, strutturale e stilistico all’autore o alla casa editrice.
La scheda di valutazione è il documento che sintetizza l’esito della lettura critica. Può avere una struttura più o meno dettagliata, ma in genere include, dati generali, analisi dettagliata, suggerimenti, proposte e valutazione finale sintetica.
L’editing è un’arte sottile, un lavoro di pazienza e cura che modella la materia viva delle parole fino a farne emergere la loro forma più compiuta.
La correzione di bozze è l’ultimo passaggio del lavoro editoriale, quello che precede la pubblicazione del testo.
Antonella De Cicco – Redattrice editoriale
La passione per la scrittura mi accompagna da sempre e ha guidato il mio percorso di studi.
Una storia vecchia come la pioggia di Saneh Sangsuk è un libro che si muove in una zona ambigua e profondamente affascinante, dove il realismo più crudo si mescola a una dimensione quasi mitica, come se la narrazione affiorasse da un tempo circolare, ancestrale, destinato a ripetersi. È un romanzo che non si limita a raccontare una storia, ma apre una soglia: invita il lettore a entrare nella foresta non come visitatore, ma come essere vulnerabile, disarmato, costretto a fare i conti con ciò che l’uomo ha dimenticato – e devastato.
Colui che guarda dal di fuori attraverso una finestra aperta non vede mai tante cose come chi guarda una finestra chiusa. Non v’è oggetto più profondo, più misterioso, più fecondo, più tenebroso e più abbagliante di una finestra illuminata da una candela. Quel che si può vedere in pieno sole è sempre meno interessante di ciò che sfila dietro un vetro. In quel buco nero o luminoso vive la vita, e sogna, e soffre.
Devi danzare. Danzare senza mai fermarti. Non devi chiederti perché. Non devi pensare a cosa significa. Il significato non importa, non c’entra. Se ti metti a pensare a queste cose, i tuoi piedi si bloccheranno. E una volta che si saranno bloccati, io non potrò più fare niente per te. Tutti i tuoi collegamenti si interromperanno. Finiranno per sempre. E tu potrai vivere solo in questo mondo. Ne sarai progressivamente risucchiato. Perciò i tuoi piedi non dovranno mai fermarsi.
Nel nostro comunicare, creiamo testi. La parola deriva dal latino textus, alla base anche del termine tessuto. E la parentela non è casuale. Il testo, come il tessuto, è qualcosa che si crea intrecciando i fili del nostro discorso.
Ogni finzione narrativa è necessariamente, fatalmente rapida, perché – mentre costruisce un mondo, coi suoi eventi e i suoi personaggi – di questo mondo non può dire tutto. Accenna, e per il resto chiede al lettore di collaborare colmando una serie di spazi vuoti. Ogni testo è una macchina pigra che chiede al lettore di fare parte del proprio lavoro. Guai se un testo dicesse tutto quello che il suo destinatario dovrebbe capire: non finirebbe più.








